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	<title>Yooplus &#124; social media &#38; enterprise 2.0 &#187; Idee</title>
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		<title>Abbiamo visto il futuro</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 09:33:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vanz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[Passione]]></category>
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		<description><![CDATA[Il nostro Marco Formento e Giorgio Sacconi di Nuvò Consulting hanno recentemente presentato questo intervento, in cui cercano di allungare il collo e vedere cosa c&#8217;è dietro l&#8217;angolo per quanto riguarda le forme future di cooperazione e collaborazione online, le modalità e gli ambienti in cui avverranno. Un viaggio tra digital identity, social reputation, crowdsourcing, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro Marco Formento e Giorgio Sacconi di <a href="http://www.nuvoconsulting.it/">Nuvò Consulting</a> hanno recentemente presentato questo intervento, in cui cercano di allungare il collo e vedere cosa c&#8217;è dietro l&#8217;angolo per quanto riguarda le forme future di cooperazione e collaborazione online, le modalità e gli ambienti in cui avverranno. Un viaggio tra digital identity, social reputation, crowdsourcing, reti distribuite, applicazioni mobili. Ecco un riassunto in video della presentazione:</p>
<p><object width="300" height="242" data="http://www.youtube.com/v/Hm63753RI0w&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Hm63753RI0w&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
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		<title>Perché comunicare è diventato difficile</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 08:17:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yooplus Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[Social media]]></category>
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		<description><![CDATA[Dedicato a chi ancora pensa che cambiare modo di comunicazione sia una scelta (e non una necessità di sopravvivenza sul mercato).

(via Roberto Venturini)
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dedicato a chi ancora pensa che cambiare modo di comunicazione sia una scelta (e non una necessità di sopravvivenza sul mercato).</p>
<p><object width="425" height="344" data="http://www.youtube.com/v/Mc0ggyHcQBk&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=it&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Mc0ggyHcQBk&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=it&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>(via <a title="Roberto Venturini" href="http://robertoventurini.blogspot.com/2009/06/obbligatoriocome-cambiata-la.html" target="_blank">Roberto Venturini</a>)</p>
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		<title>Let it be</title>
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		<pubDate>Sat, 30 May 2009 19:47:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yooplus Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
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		<description><![CDATA[Stefano Quintarelli commenta con la sua abituale sagacia la recente notizia dell&#8217;emendamento pro-telelavoro respinto in Francia [qui in francese, su Le Monde]. Non hanno fatto poi male a respingerlo, argomenta Stefano, perché la natura dell&#8217;emendamento, che prevedeva il telelavoro per i dipendenti in malattia, era fortemente fordiana, anziché di rete.
[...] telelavorare, anzi, ovunquelavorare, è un vantaggio per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.quintarelli.it/blog/2009/05/la-francia-respinge-un-emendamento-a-favore-del-telelavoro.html">Stefano Quintarelli</a> commenta con la sua abituale sagacia la recente notizia dell&#8217;emendamento pro-telelavoro respinto in Francia [<a href="http://www.lemonde.fr/politique/article/2009/05/26/teletravail-l-amendement-propose-par-frederic-lefebvre-rejete-par-la-commission-des-affaires-sociales_1197980_823448.html">qui in francese</a>, su Le Monde]. Non hanno fatto poi male a respingerlo, argomenta Stefano, perché la natura dell&#8217;emendamento, che prevedeva il telelavoro per i dipendenti in malattia, era fortemente fordiana, anziché di rete.</p>
<blockquote><p>[...] telelavorare, anzi, ovunquelavorare, è un vantaggio per le persone che ci guadagnano in flessibilità (a scapito dell&#8217;organizzazione fordista della società); di conseguenza lo diventa anche per l&#8217;azienda, se questa impara a dotarsi di cultura, organizzazione e strumenti di supporto che lo abilitino.</p></blockquote>
<p>Il punto di vista di Stefano (<em>Prima, alle persone; il beneficio alle aziende ne consegue</em>) mi pare molto importante anche per noi di Yoo+, perché indica la strada più fruttuosa di sviluppo del <em>social enterprise</em>: pensare alle persone prima che all&#8217;azienda significa riconoscere il fondamentale valore del capitale umano di conoscenza. Questo capitale,  ingabbiato spesso in modelli organizzativi obsoleti, impedisce alle persone di dare il contributo all&#8217;altezza delle loro capacità e forse anche aspirazioni. Sono quelle le aziende obsolete che tengono indietro le proprie persone, non vorrei qui usare la locuzione &#8216;risorse umane&#8217;, quando in rete, nella vita di tutti i giorni, le stesse persone già hanno imparato a fluire ed aggregarsi: e così facendo tengono indietro loro stesse in un contesto competitivo, peraltro, sempre più sfidante e complesso, per non dire caotico. Cosa fare? <em>Let it be, please</em>.</p>
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		<title>Atomi+bit=nuovi mondi</title>
		<link>http://www.yooplus.com/2009/05/13/atomibitnuovi-mondi/</link>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2009 14:22:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yooplus Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[biennale]]></category>
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		<description><![CDATA[Le Venice Sessions &#8211; un&#8217;iniziativa di pensiero collettivo promossa da Telecom e Nova &#8211; sono una di quelle classiche situazioni di pausa e sospensione del lavoro quotidiano che permettono alla testa di liberarsi e volare un po&#8217; più alto del solito, anche lontano dai temi trattati. Basta uno spunto per fare da trampolino a una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_876" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.yooplus.com/wp-content/uploads/2009/05/3524441883_7843790474_o.jpg"><img class="size-medium wp-image-876" title="vignetta" src="http://www.yooplus.com/wp-content/uploads/2009/05/3524441883_7843790474_o-300x298.jpg" alt="(copyright Joshua Held)" width="300" height="298" /></a><p class="wp-caption-text">(copyright Joshua Held)</p></div>
<p>Le <a href="http://friendfeed.com/venicesessions/" target="_blank">Venice Sessions</a> &#8211; un&#8217;iniziativa di pensiero collettivo promossa da Telecom e Nova &#8211; sono una di quelle classiche situazioni di pausa e sospensione del lavoro quotidiano che permettono alla testa di liberarsi e volare un po&#8217; più alto del solito, anche lontano dai temi trattati. Basta uno spunto per fare da trampolino a una serie di associazioni libere e ti trovi all&#8217;improvviso più ricco di idee, di energie, di tranquillità.</p>
<p>Ho partecipato il 12 maggio alla terza Session, dedicata ad arte e tecnologia e ho  smesso di seguire il filo del discorso &#8211; apparentemente &#8211; sedotta dalla bellezza delle opere d&#8217;arte mostrate da <a href="http://www.labiennale.org/en/news/art/en/78924.html" target="_blank">Daniel Birnbaum</a>, il curatore della Biennale di Venezia.</p>
<p><span id="more-872"></span></p>
<p>Mi sono resa conto che in realtà aspettavo solo di tirare i miei, di fili, il che è successo quando a conclusione della giornata <a href="http://www.linkedin.com/pub/7/bb4/785" target="_blank">Giovanna Amadasi</a>, rispondendo alle (viete) critiche sull&#8217;improbabilità dell&#8217;arte contemporanea, ci ha ricordato che l&#8217;arte può essere pienamente vissuta (e apprezzata) solo quando viene vissuta nel suo dispiegarsi nella realtà, in un ambiente. Un affresco, un&#8217;installazione, un quadro, un murales per me sono medium oltre che messaggi e come tali producono senso solo se fruiti come l&#8217;artista li ha pensati.</p>
<p>E&#8217; questo secondo me anche il senso che ancora ci sfugge delle tecnologie, per ora rinchiuse in un computer che ci ancora a una realtà fisica &#8211; seppur sempre più mobile. L&#8217;interazione uomo-macchina produce mondi, che è esattamente il tema della prossima Biennale (<a title="Making Worlds" href="http://www.labiennale.org/en/art/exhibition/en/73799.html" target="_blank">Making Worlds</a>): per ora questi mondi sono quasi esclusivamente cognitivi, interni al pensiero, ma sviluppano il loro potenziale soprattutto quando vengono completati ed esportati nella realtà fisica, della carne, degli atomi. Negli ultimi vent&#8217;anni abbiamo faticosamente imparato a sostituire gli atomi con i bit, nei prossimi rideremo di questo momento di passaggio, ormai completamente a nostro agio con una realtà in cui i bit potenziano gli atomi, quasi senza interfacce. Come? Qualcuno lo starà già inventando, noi per ora godiamoci il potere di trasferire menti e relazioni nate in rete nella realtà fisica, senza quasi più notare la differenza.</p>
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		<title>Lo strano caso dell&#8217;IP Departement</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2009 12:21:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yooplus Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[bricolage]]></category>
		<category><![CDATA[Enterprise 2.0]]></category>
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		<description><![CDATA[Nelle aziende sta emergendo, anche ora, in questo aprile 2009 così ostico, un nuovo dipartimento che si occupa proattivamente di quella spina dorsale di relazioni e performance che è internet. Lo chiameremo l&#8217;IP Departement : sta cambiando l&#8217;adozione delle tecnologie, spostando gli investimenti relativi e ridisegnando, fluidificandoli, i confini non solo delle competenze aziendali ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nelle aziende sta emergend</strong><strong>o</strong>, anche ora, in questo aprile 2009 così ostico, un nuovo dipartimento che si occupa proattivamente di quella spina dorsale di relazioni e performance che è internet. Lo chiameremo l&#8217;<strong><span style="font-weight: normal;">IP Departement</span><span> </span></strong>: sta cambiando l&#8217;adozione delle tecnologie, spostando gli investimenti relativi e ridisegnando, fluidificandoli, i confini non solo delle competenze aziendali ma dell&#8217;azienda stessa.</p>
<p><strong>Il fatto più vistoso</strong> è che questo dipartimento non è descritto in nessun organigramma, semplicemente non appare dalle ricognizioni abituali (organizzative, contabili). Così veloce e fluido da sembrare ineffabile. E&#8217; un&#8217;onda senza orari e uffici, non un <em>team</em>: <a href="http://punto-informatico.it/2602789/PI/Commenti/nologo-questa-non-una-presentazione.aspx">non produce PowerPoint</a>, non convoca riunioni, non lancia progetti o scandenzia <em>releases</em>. Ma soprattutto i suoi membri sono chiunque, dovunque in azienda.</p>
<p><strong>Ma chi sono</strong> dunque i membri di questo IP Departement? Sono &#8217;semplici&#8217; persone che indipendentemente da skills e funzioni in azienda costruiscono informalmente infrastrutture informatiche personali per soddisfare bisogni ed eslporare desideri. Sono <strong><em>bricoleurs</em></strong>, nell&#8217;accezione, qui ricontestualizzata, del lavoro di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/François_Jacob">François Jacob</a>, ovvero individui che operano</p>
<blockquote><p>(&#8230;) non come un ingegnere ma come un <em>bricoleur</em>, il quale non sa esattamente che cosa produrrà, ma che recupera tutto quello che trova in giro, le cose più strane e diverse.</p></blockquote>
<p><strong>Questi </strong><em><strong>bricoleurs</strong></em><strong> non sono specialist</strong>i di tecnologie né ingegneri, sono persone che hanno avuto la possibilità di creare delle<strong> infrastrutture IT informali</strong> grazie agli strumenti disponibili in rete. Gratis, affidabili e magari OpenSource.<br />
E che insieme mostrano alle aziende migliori (<em>moderni</em>?) percorsi di costruzione di relazioni e performance di quelli che spesso sopravvivono solo come concrezioni di scorie (vogliamo parlare dell&#8217;uso dell&#8217;email in azienda? O dei GANTT su Microsoft Project?)</p>
<p><strong>Ma allora l&#8217;IT Departement </strong>sarà sorpassato da quest&#8217;onda, come l&#8217;abbiamo chiamata? Al contrario: si trova oggi dinnazi una sfida interessante e vitale come non mai, ovvero trovare un bio-equilibrio con questa forza vitale ma <em>fuzzy</em> per poi produrre e gestire le &#8216;cose&#8217; di cui le aziende hanno bisogno.</p>
<p><strong>L&#8217;IT ha davanti la possibilità</strong> di conquistarsi una nuova vita. Ma deve salire sulla tavola da surf.</p>
<h5><span style="font-weight: normal;">&#8212;<br />
<strong> nota</strong>: questo articolo  è l&#8217;elaborazione di due post apparsi separatamente sul mio blog, ovvero </span><a href="http://mfcailloux.blogspot.com/2009/04/enterprise-20-lampi-e-bricolage.html"><span style="text-decoration: none;"><span style="font-weight: normal;">Enterprise 2.0: lampi e bricolage</span></span></a><span style="font-weight: normal;"> e </span><a href="http://mfcailloux.blogspot.com/2009/04/ip-departement-vita-nova.html"><span style="text-decoration: none;"><span style="font-weight: normal;">The IP departement (Vita Nova)</span></span></a></h5>
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		<title>Fairshare, la vita dei contenuti</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Mar 2009 09:28:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vanz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[Tools]]></category>
		<category><![CDATA[creative commons]]></category>
		<category><![CDATA[fairshare]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando Stewart Brand intuì per la prima volta nel 1994 che information wants to be free, probabilmente non aveva idea di quanto quella frase si sarebbe rivelata profetica. 
Il successo di Internet è dovuto a due fattori: al fatto di essere un protocollo standard libero e aperto, e al fatto che qualunque &#8220;pezzo&#8221; di informazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando Stewart Brand intuì per la prima volta nel 1994 che <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Information_wants_to_be_free"><em>information wants to be free</em></a>, probabilmente non aveva idea di quanto quella frase si sarebbe rivelata profetica. <a href="http://beta.fairshare.cc/fairshare/"><img class="alignright size-full wp-image-496" title="fairshare" src="http://www.yooplus.com/wp-content/uploads/2009/03/fairshare.jpg" alt="fairshare" width="213" height="61" /></a><br />
Il successo di Internet è dovuto a due fattori: al fatto di essere un protocollo standard libero e aperto, e al fatto che qualunque &#8220;pezzo&#8221; di informazione ha libertà di movimento e può essere facilmente modificato e trasferito da persona a persona. Ovvero: più i nostri contenuti linkano e sono linkati, viaggiano, vengono scambiati e vengono usati per produrre qualcos&#8217;altro, più la Rete cresce, e noi con essa. <img src="file:///Users/vanz/Library/Caches/TemporaryItems/moz-screenshot.jpg" alt="" /><br />
Questo rende particolarmente utili le licenze che consentono di definire cosa vogliamo che possa essere fatto dei nostri contenuti, come le <a href="http://www.creativecommons.it/">Creative Commons</a>, ma anche gli strumenti di monitoraggio che consentono di seguire il percorso che compiono le informazioni che abbiamo prodotto, come il debuttante <a href="http://beta.fairshare.cc/fairshare/">Fairshare</a>, che consente appunto di sapere dove sono stati ripubblicati i nostri contenuti e chi li ha riutilizzati.</p>
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